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Cavitazione medica e a ultrasuoni sciogli grassi: possiamo fidarci?

Chi non è mai stata tentata di comprare sui gruppi di acquisto un “pacchetto” superscontato di cavitazione medica a ultrasuoni? Qualche anno fa sembrava l’ultima frontiera tecnologica per eliminare cellulite e adiposità senza ricorrere alla classica “lipo” da sala operatoria. Poi, lo scorso anno, sulla cavitazione è calato il silenzio stampa. Nessuno ne parlava più, i centri estetici la ritiravano dalle loro offerte, quelli medici continuavano a proporla, ma molto più timidamente (e con qualche riserva) di quanto facessero al momento del lancio. Si è trattato forse di una meteora, uno dei flop sfornati dal marketing della medicina estetica? No, il metodo funziona. Ma è stato oggetto di diversi provvedimenti legislativi al fine di regolamentarne l’utilizzo e di stabilire dei rigidi parametri di sicurezza per la salute della paziente che inizialmente, nel far west legislativo, non era affatto tutelata.

Cavitazione e cavitazione a ultrasuoni, è sicura?

Questo perché la cavitazione, in mani inesperte, potrebbe risultare dannosa non solo per le cellule di grasso che ha per bersaglio, ma anche per tutte le altre cellule degli organi limitrofi al tessuto adiposo. Di per sé, infatti, gli ultrasuoni a bassa frequenza impiegati nella cavitazione non sono così altamente selettivi sul grasso. Per capire le ragioni delle limitazioni legislative, occorre sapere che gli ultrasuoni usati nella cavitazione sono delle onde magnetiche, non percepite dall’orecchio umano. A bassa frequenza, penetrano nel tessuto adiposo creando al suo interno delle variazioni di pressione che provocano la formazione di bolle acquose. Queste bolle premono contro le pareti degli adipociti che finiscono per implodere: la loro membrana si rompe e il contenuto oleoso (trigliceridi puri) si riversa all’esterno, confluendo nel torrente circolatorio e linfatico. Da qui viene convogliato al fegato, che metabolizza i grassi, e ai reni che filtrano i grassi liberati nelle urine. Per evitare che anche gli altri organi vengano colpiti dalle onde ultrasoniche, la legge italiana ha recentemente fissato la loro potenza, che non deve essere superiore ai 3 Watt. Sopra questo valore di sicurezza, c’è il rischio che finiscano nel mirino anche altre cellule, come quelle epatiche o dei vasi linfatici. Anche se, a onor del vero, è un rischio più teorico che pratico, perché gli adipociti, che altro non sono che un’emulsione di acqua e grasso, hanno una capacità di conduzione degli ultrasuoni di gran lunga superiore a quelle delle altre cellule. Comunque, ben venga la limitazione di potenza.

Cavitazione funziona?

Potenza a parte, è importante selezionare con cura le candidate alla cavitazione, perché nei giorni successivi al trattamento è richiesto un surplus di lavoro a fegato e reni, che devono smaltire le scorie adipose messe in circolo. Proprio perché non si tratta di un massaggio, occorre fare un’anamnesi iniziale. A una paziente obesa, che potrebbe avere colesterolo e trigliceridi alti, si fa fare un esame del sangue prima di procedere, per controllare il suo stato lipidico. Se è molto elevato, meglio orientarsi su altri metodi. Inoltre, occorre che il medico esamini con attenzione il tessuto su cui va ad agire: se non c’è ritenzione idrica, la cavitazione non funziona perché non si formano le bolle acquose, killer degli adipociti. In questi casi, si deve prima infiltrare il tessuto con della soluzione fisiologica perché si imbibisca di liquidi e gli ultrasuoni funzionino. Ma non sempre questo check viene fatto. Altra raccomandazione: subito dopo la seduta va eseguito un linfodrenaggio (manuale o con la pressoterapia). E nei giorni successivi occorre bere due litri di acqua al dì: altrimenti i poveri reni protesteranno.

Cavitazione: regole e normative in Italia

Tentennante e un po’ confusa è la normativa che regola la cavitazione. Il 30 luglio del 2011 è stato emanato il decreto legislativo attuativo 1/90 che, all’articolo 10, vietava l’uso della cavitazione alle estetiste, perché ritenuta potenzialmente pericolosa se non utilizzata dal personale medico. Il decreto non specificava quali fossero i pericoli per la salute, ma si intuisce che si riferiva al maggior rischio cardiovascolare corso dalle donne con colesterolo e trigliceridi alle stelle. Inoltre, si è visto che le vibrazioni ultrasoniche sono sconsigliate a chi soffre di acufeni, labirintite o timpano perforato, perché il fastidioso sibilo, che esce dall’apparecchio, può riattivare il problema. Il 24 marzo 2014 il Consiglio di Stato ha però abrogato il decreto del 2011 e le estetiste hanno rispolverato le macchine per la cavitazione, pur non potendo prescrivere esami clinici preliminari e fare la visita.

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